Angelo_Accardi_Misplaced_tecnics_mista_su_tela_cm150X100_anno2015In questa tela, costruita col consueto raffinato disegno e una ricercata
eleganza formale, Angelo Accardi riesce quasi ad appropriarsi delle
peculiarità stilistiche dell’autore omaggiato nel quadro-nel-quadro al
centro della composizione, Alberto Burri, pur senza snaturare quello che
è il suo modo di dipingere, di impianto sostanzialmente classico.
L’opera è infatti giocata sui toni lividi e cupi cari al grande artista
informale, l’elemento figurativo e surreale, la stessa ironia, elementi così
importanti in Accardi, sembrano per un attimo soccombere al nero che
dilaga. L’opera al centro della composizione, della serie delle Plastiche, ci

Angelo_Accardi_Misplaced_dettaglioappare incompresa e fuori posto, tutt’altro che valorizzata. La consueta
ambientazione museale e ben illuminata, cioè la collocazione giusta per
un simile capolavoro, cede il passo a un interno spoglio e povero, abitato
da una figura-ectoplasma che, forse attanagliata dai problemi che
affliggono ciascuno di noi, sembra non badare né all’opera alle sue spalle
né agli altri elementi della stanza, tra cui spiccano una scultura di Alberto
Giacometti, anch’essa appena accennata, e una lampada di design, che
funge anche da contrappunto dello struzzo sulla destra, in una perfetta
costruzione prospettica del dipinto. Il largo uso del colore sgocciolato,
quasi a mo’ di dripping, suggerisce l’idea di una pioggia incessante e
rumorosa, che impedisce la contemplazione dell’arte e forse il pensiero
stesso.
E’ proprio quando tutto sembra ormai compromesso che arriva però
l’elemento destabilizzante, lo struzzo stesso, che come da una finestra
guarda incuriosito l’ interno della stanza. Lo struzzo, metafora cara ad
Angelo Accardi, simboleggia proprio l’uomo che si ribella alle miserie
della vita quotidiana, che rinuncia a mettere la testa sotto la sabbia e
rifiuta di omologarsi al grigiore imperante. Ed ecco che il messaggio di
fondo è ancora una volta il potere salvifico dell’arte, la sua capacità di
rompere gli schemi, di sottrarsi alla banalità che uccide, di costringerci,
col suo fascino magnetico, a prenderci del tempo per godere delle cose
belle. Lo struzzo è l’uomo libero che con tenacia va alla ricerca di quei
bagliori di bellezza che a ben vedere si annidano ovunque, e che vanno
solo saputi cercare nel modo giusto.