Alienazione urbanaLo scorso 29 gennaio il mondo ha perso un artista vero, e io un grande amico.
Era un uomo mite e gentile, Giulio, forse troppo per riuscire a sgomitare quanto serve per farsi largo e far conoscere la sua pittura quanto meritasse. Non che gli dispiacesse, in fondo; per  lui la pratica dell’arte era un’esigenza vitale, una faccenda personale e intima, a cui non si è mai sentito di dare un mero impatto di mercato. A lui ho dedicato la mia prima tesi di laurea, una monografia che voleva, con molta modestia, ripercorrere un’esperienza pittorica straordinaria, lunga 7 decenni e costellata di premi, critiche importanti, amicizie coi più grandi artisti della contemporaneità e innumerevoli mostre personali. Ricordo con grande tenerezza i miei numerosi incontri con quest’uomo coltissimo, che sapeva sempre trovare il modo di mettere a proprio agio il ragazzino di 22 anni che ero, fino a trasformare ogni intervista in una lunga chiacchierata tra amici.
Questo è un articolo che ho scritto ormai due anni fa, dedicato a una serie di opere che gli valsero un grande successo di pubblico e di critica proprio nell’anno della mia nascita, il 1983, intitolata “I rottami riabilitati.” (Clicca qui)

Ciao Giulio.
Giulio Bartolomei (1925-2014)