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Gabriele Bastianelli, classe 1964, è restio alla classificazione del proprio lavoro, non si lascia facilmente inquadrare, anzi, non vuole neanche avere le idee chiare sulla propria direzione, e ciò non per fragilità o insicurezza, ma per poter conservare piena libertà di sperimentazione, in quello che si può a pieno titolo definire il suo percorso di analisi, di sé e dell’altro da sé.

La ricerca di Gabriele parte come per ogni artista da un’irrinunciabile pulsione interiore ad appropriarsi di uno spazio, nel suo caso attraverso una cifra, un segno, che informa di sé i materiali, piegati al servizio di questo urgente richiamo. Guardando le sue tele ci sovvengono nomi illustri, ma sebbene certamente il nostro artista stima e medita sulle scelte stilistiche di maestri quali Mark Rothko, Cy Twombly, Jean Michel Basquiat, Antoni Tàpies, Alberto Burri, questi sono per lui un retroterra inconscio, responsabili di mediare silenziosamente l’espressione del suo approccio al mondo.

La storia dell’arte non è soggetto di studio per Bastianelli, rientra nel coacervo di spunti che la sua mente, il suo sé raccoglie dal mondo che lo circonda, da quell’altro da sé che lo ispira ma non lo condiziona, non lo imbriglia, non ne decreta in anticipo nessun risultato.  Una intenzionale rinuncia a qualsivoglia poetica la sua che è tutt’altro che frutto di uno spontaneismo naif, si tratta piuttosto di stoica resistenza, fiera difesa del libero e autentico fluire dei suoi pensieri, nutrita da una più che solida formazione culturale e filosofica.

La forma è rinnegata , le parole che a volte si insinuano nell’intenso tessuto cromatico non si leggono, sono usate insieme al colore per veicolare un messaggio fatto di sola materia e istinto.
La cifra espressiva di questo artista possiede dunque la forza che tale scelta di principio richiede, si impone prepotentemente sullo spettatore conquistando la sua componente più istintiva e primordiale, quella che nonostante le catene imposte da qualsivoglia sovrastruttura, è ancora in grado di lasciarsi trascinare da chi sia in grado di condurla in un viaggio di cui resta rigorosamente ignota la meta.

(Francesca Fortunati)

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